LA SCUOLA PUBBLICA ITALIANA IN PERICOLO PER I TAGLI ALLE RISORSE
Lo studio della Costituzione porta a riflettere sulle incongruenze della politica
Perugia, - L'Italia sta attraversando un periodo particolare, caratterizzato da una grave crisi econonomica, ma anche sociale. Dall' industria alla sanità, dall'agricoltura alla scuola, tutti i settori sono soggetti a innumerevoli riforme. Anche l'istruzione, negli ultimi anni, sta attraversando un periodo molto buio: ogni anno il numero dei laureati per esempio cala vertiginosamente. C'è una citazione della Costituzione Italiana che mi colpisce molto: "I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi", art. 34.
Questa frase mi fa riflettere, questa frasedeve far riflettere. Enuncia proprio un bel principio sì, peccato che non trovi riscontro con la realtà. Le istituzioni scolastiche ormai sono passate in secondo piano, o meglio non è la scuola una priorità per il nostro Stato. Ma quali sono le priorità allora? Certo, le priorità del nostro Stato sono assicurare i vitalizi ai parlamentari, le auto blu e le "baby pensioni". Non è così che deve andare! A scuola ci insegnano: l' Italia è uno Stato Sociale, ovvero uno Stato che promuove e garantisce i servizi primari come la sanità e la scuola. Poi vediamo che la spesa media, in percentuale, dedicata alla scuola pubblica, nel 2012 è solo del 9 % rispetto a tutta la spesa pubblica. Un dato vergognoso che mette in ridicolo il nostro Paese davanti a tutta l' Europa.
Tagli al personale docente e al personale A.T.A., riduzione delle ore complessive delle lezioni e tagli agli stipendi dei docenti stanno mettendo in ginocchio le istituzioni scolastiche e di conseguenza incrementano la recessione dell' istruzione e della cultura, la quale un tempo era il simbolo del nostro Paese. Recentemente in Parlamento si è discusso su una proposta di legge che prevede laprivatizzazione della scuola pubblica. Come puo' una legge come questa essere approvata? Non dovrebbe nemmeno essere discussa. Perché? Andrebbe in completo conflitto con i principi su cui è basata la Costituzione.
Gli studenti italiani si ribellano, urlano, occupano scuola, cercano di far sentire la propria voce; alla fine di tutto, però, quando si tratta di prendere le decisioni importanti, non vengono mai ascoltati. E’ come se noi, giovani studenti, fossimo inutili e privi di considerazione. Ormai ciò che conta veramente in Italia sono i soldi: tutto ruota intorno al denaro. L' istruzione, la sanità sono cose futili. Potremmo arrivare all’assurdo che la scuola, fra un po' di tempo, potrebbe diventare privata, dunque accessibile solo a persone economicamente agiate. L'Università già lo è: un libro di medicina costa minimo cento euro, per non parlare delle tasse che, anno dopo anno, raggiungono cifre altissime. L'Università è ormai un lusso, la scuola non ancora, ma per quanto tempo? Condannare gli altri all’ignoranza è una pratica da sempre vantaggiosa per chi sta al Governo: manipolare un popolo ignorante facilita le cose ed è una prassi estremamente redditizia. Sono convinto che la vera forza di un Paese sia la Cultura. La scuola è e deve rimanere un servizio pubblico. "La cultura rende liberi" CIT.
